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La struttura inaugurata trent’anni fa, custodisce venticinquemila oggetti che rappresentano le memorie lavorative dei nostri avi

ALL'INTERNO LA VIDEO INTERVISTA REALIZZATA DA EMILIANO FAVAZZO E LUIGI PRESTIPINO

La nostra visita al Museo Etnostorico "Nello Cassata" è stata guidata dallo spumeggiante Franco che con grande pazienza e amorevole passione per il suo mestiere ci ha accompagnato in un viaggio che è stato un tuffo nel passato indimenticabile. L’immensa struttura di Barcellona Pozzo di Gotto si estende su un'area di 1500 metri, che comprende una casa padronale (la Casa di Manno, residenza di campagna della famiglia Cassata) a due elevazioni di fine Ottocento, anche sede del primo nucleo storico del museo.

L'edificio conserva al piano basso l'antico palmento dai tetti a botte, la porta d'ingresso decorata a rilievo con scene di vita agreste, l'atrio lastricato in pietra viva locale, le luminarie ottocentesche, immerso nel verde di un giardino tipico siciliano tra piante ed alberi di fiori variopinti e frutti.
«Questo museo – dice il giudice Franco Cassata – nasce per volere di mio padre che ha sempre avuto una passione grandissima per la cultura popolare. In questo museo, inaugurato oltre trenta anni fa, vengono custoditi venticinquemila oggetti che rappresentano le memorie lavorative dei nostri avi».
All’interno della struttura tutto è sottoposto al vincolo della Soprintendenza e ci lavorano venticinque persone. « Ogni anno – continua Cassata – visitano il museo migliaia di persone. Sono gruppi o scolaresche.
Durante l’intervista Franco Cassata traccia anche la situazione che riguarda i murales di Via Scinà. Graffiti realizzati nella storica via barcellonese che adesso sono al centro di un progetto di recupero che il giudice sta cercando di portare avanti.

Galleria fotografica di Antonella Puleo e Paolo Cazzola

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